L’altra faccia della medaglia

Finora ho parlato e scritto di quanto quest’esperienza mi stia donando, esaltandone l’unicità e la bellezza.

Ogni esperienza, però, è formata anche dall’altro lato della medaglia, il cosiddetto “lato oscuro”. Criticità e problematiche con le quali inevitabilmente ho avuto a che fare, ritrovandomi in situazioni nelle quali non avrei voluto ritrovarmi. Ma dal momento in cui ciò è accaduto, voglio parlarne!

In Ecuador, nella città di Santo Domingo, ogni giorno un numero imprecisato di bambini cammina per le strade con in mano una scatoletta, di solito contenente dolciumi, con l’intento di venderne alcuni. O, per meglio dire, seguendo l’intento di qualcun altro, le direttive di chi è complice e artefice di questo e che vi si cela dietro, più o meno segretamente.

Non so di preciso quanti anni abbiano questi bambini, sicuramente troppo pochi.
Nelle loro brevi vite già hanno dovuto imparare a contare i centesimi in fretta e ad assumere l’atteggiamento da venditore.

Nella stessa età in cui le loro preoccupazioni dovrebbero riguardare il non saper se impersonificare l’Uomo Ragno o Batman o se scegliere cioccolato o vaniglia da mettere sul gelato.

Chissà se hanno mai avuto l’occasione di guardare qualche cartone animato o di gustare un buon gelato questi bimbi.
Non esistono parole giuste, ma tanta è l’indignazione ed altrettanta la volontà di far qualcosa nella speranza di un cambiamento.

Un cambiamento seppur piccolo ma significativo, parte di un cammino ancora lungo da percorrere. D’altronde una casa si costruisce partendo dalle fondamenta.

Finché l’uomo sfrutterà l’uomo, finché l’umanità sarà divisa in padroni e servi, non ci sarà né normalità né pace. La ragione di tutto il male del nostro tempo è qui.
(Pier Paolo Pasolini)

Un pensiero riguardo “L’altra faccia della medaglia

  1. Quindi esprimere la parte oscura spaventa al solo immaginarla, tanto da non descriverla…
    Si capisce il senso del limite dell’impossibilità del singolo di non raggiungere tutti,
    ma tu molto più avresti da descrivere della parte oscura, si intuisce la difficoltà di quanto sia lecito da dire.
    Ma se dipendesse dalle possibilità economiche e dalla cultura, saremmo tentati di immaginare che nei paesi sviluppati non ci siano sfruttatori e sfruttati, invece cambiano le forme (a volte neppure quelle) ma sempre esistono dinamiche svilenti una qualsiasi dignità umana. Occorre insegnare, non tanto la cultura generale o la coscienza del se, ma l’immedesimarsi umanamente di quelli che vivono attorno a noi, sfera ristretta e non e sperare nella forza dei singoli e nella coscienza sociale, purtroppo se lo stesso che deve insegnare o meglio dare esempio oltre a chi deve apprendere sono già sviliti umanamente quanta potenzialità effettiva resterà? Certo non posso combattere il mondo, ma nel mio piccolo… potrò portare memento ogni giorno nella mia routine e comportarmi di conseguenza, sperando di farcela, essendo presente a me stesso ed agli altri, combattere, ma non tutti i giorni abbiamo la forza.
    Nel nostro mondo sedicente sviluppato è imperante la realizzazione di se stessi, a dispetto degli equilibri con il prossimo, anche il più vicino, a parer mio molte aspirazioni e modelli sociali vanno cambiati.

    Padroni di noi stessi. Potrebbe esser il limite, fosse altro che se c’è un padrone c’è il compendio di una parte soccombente.

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