L’altra faccia della medaglia

Finora ho parlato e scritto di quanto quest’esperienza mi stia donando, esaltandone l’unicità e la bellezza.

Ogni esperienza, però, è formata anche dall’altro lato della medaglia, il cosiddetto “lato oscuro”. Criticità e problematiche con le quali inevitabilmente ho avuto a che fare, ritrovandomi in situazioni nelle quali non avrei voluto ritrovarmi. Ma dal momento in cui ciò è accaduto, voglio parlarne!

In Ecuador, nella città di Santo Domingo, ogni giorno un numero imprecisato di bambini cammina per le strade con in mano una scatoletta, di solito contenente dolciumi, con l’intento di venderne alcuni. O, per meglio dire, seguendo l’intento di qualcun altro, le direttive di chi è complice e artefice di questo e che vi si cela dietro, più o meno segretamente.

Non so di preciso quanti anni abbiano questi bambini, sicuramente troppo pochi.
Nelle loro brevi vite già hanno dovuto imparare a contare i centesimi in fretta e ad assumere l’atteggiamento da venditore.

Nella stessa età in cui le loro preoccupazioni dovrebbero riguardare il non saper se impersonificare l’Uomo Ragno o Batman o se scegliere cioccolato o vaniglia da mettere sul gelato.

Chissà se hanno mai avuto l’occasione di guardare qualche cartone animato o di gustare un buon gelato questi bimbi.
Non esistono parole giuste, ma tanta è l’indignazione ed altrettanta la volontà di far qualcosa nella speranza di un cambiamento.

Un cambiamento seppur piccolo ma significativo, parte di un cammino ancora lungo da percorrere. D’altronde una casa si costruisce partendo dalle fondamenta.

Finché l’uomo sfrutterà l’uomo, finché l’umanità sarà divisa in padroni e servi, non ci sarà né normalità né pace. La ragione di tutto il male del nostro tempo è qui.
(Pier Paolo Pasolini)