Venerdì scorso sono andata a togliermi i denti del giudizio, due in una sola botta, arcata inferiore! Non avevo idea di quanto male potesse fare un’operazione del genere, a tutti coloro che vanno in giro dicendo che è una semplice operazione di routine e che lascia giusto una piccola molestia vorrei dire che: “E’ un’enorme bugia!!!”
Mi chiedo spesso come mai le cose non vengano raccontante in maniera autentica, semplice e diretta: “L’estrazione dei denti del giudizio fa molto male, o almeno c’è un’alta probabilità che questo accada”. Avrei preferito di gran lunga ricevere questa notizia, più veritiera ed inerente alla realtà che sto vivendo negli ultimi giorni.
Sono chiusa in casa da 5 giorni e questo perché l’operazione è stata parecchio dolorosa, mi hanno messo 4 punti ed ho semplicemente bisogno di riposare. Dopo mesi in cui faccio la trottola, le condizioni esterne mi hanno “obbligata” a smettere di girare per un po’ di tempo ed a fermarmi, semplicemente ricongiungermi con il tempo che scorre e a sentirlo dentro di me.
Devo dire che questo tempo si sta rivelando molto utile, perché (nonostante la sensazione di noia che inevitabilmente accompagna un internamento dentro casa) mi sta dando l’occasione di fermarmi a riflettere un po’. Lasciar andare i pensieri indietro e rivalutare quanto vissuto finora.
Questi 3 mesi sono stati semplicemente rivoluzionari, chi l’avrebbe mai detto fino a qualche tempo fa che mi sarei ritrovata dall’altra parte del mondo, in una nuova città, seduta nel salone della mia nuova casa a scrivere queste parole.
In questi giorni sta tornando a galla, in maniera più intensa, la sensazione di nostalgia di casa, della mia terra e delle persone a me più care. Sarà che ho anche più possibilità di pensarci (visto che quando sono al progetto la mia mente è troppo impegnata in altro) o di effettuare più videochiamate verso l’Italia, che ad ogni conclusione mi fanno scendere la lacrimuccia.
Sto riflettendo molto sul vissuto di questi 3 mesi intensi e, per quanto sia ancora tutto molto vivido e poco inquadrabile razionalmente, devo dire che l’elemento che si contraddistingue tra tutti i pensieri sia la mia smodata capacità di giudizio! Sin da piccolina mi hanno sempre detto che ero una bimba molta giudiziosa, che sapeva far le cose nel modo giusto e che riusciva quasi sempre bene a realizzare quel che doveva.
Ebbene, mi ritrovo a ragionare proprio su quel “doveva” o su quell’estrema capacità di “giudizio” e mi chiedo: “Non è che forse sia troppo?” “Non è che a volte sarebbe meglio prender ciò che mi capita più alla leggera e farselo scivolare addosso?”. Dovevo aspettare di estrarre i famosi molari per arrivare a questo punto? Forse si! E ci sono arrivata perché mi sto rendendo conto di quanto in questi giorni mi sia focalizzata sul far le cose e farle al meglio, rasentando (almeno nella mia testa) livelli perfezionistici.
Non sto dicendo che sia sbagliato cercar sempre di dare il massimo ma che a volte sia più importante il “mentre facciamo” qualcosa piuttosto che il “risultato di quanto fatto”. Viene prima l’allenamento per una partita che la gara in sé, fosse solo per il fatto che a quella gara non ci si arriverebbe senza il duro allenamento precedente.
E allora sai che c’è? Voglio propormi e proporre a voi (se già non lo fate) una buona intenzione: iniziamo a vivere di più il momento presente, concentriamoci sul qui ed ora senza troppe aspettative, arrabbiamoci di meno se non tutto va come vorremmo, ma impariamo ad apprezzare i dettagli in più.
Sabato prossimo al Progetto “Soñando por el Cambio” ci sarà un “almuerzo solidario”, ovvero un pranzo solidale, e noi volontarie abbiamo pensato di organizzare un piccolo spettacolo coi ragazzi più grandi. Così abbiamo trovato qualche copione per delle piccole scene da mettere in atto per gli ospiti del pranzo. Mi sono così trovata a gestire una situazione che già conosco: coordinare un gruppo di ragazzi per realizzare una performance. Ebbene, mi sono resa conto di quanto io fossi eccessivamente concentrata sul far uscire fuori un bel lavoro, sul realizzare una buona prestazione finale, tanto da arrabbiarmi un po’ troppo con chi iniziava a dar fastidio o non si impegnava abbastanza e da non valorizzare anche un sano momento di svago.
Sarà che l’estrazione dentale avrà estratto anche un po’ di giudizio? Sto capendo l’importanza della capacità di esser leggeri e di sapere prender le cose anche con leggerezza quando serve; son sicura che questa consapevolezza la sto raggiungendo grazie alla sensazione di “shallezza” che mi trasmette questo paese e le persone con cui sono a stretto contatto tutti i giorni.
Essendo stata male, non ho potuto continuare a portare avanti le prove di teatro ma l’hanno fatto le mie compagne, e sai che c’è? Che sicuramente il risultato finale andrà bene e non perché ci saremo improvvisamente trasformati in attori e registi di Hollywood ma perché avremo condiviso un piccolo percorso insieme, camminando l’uno al fianco dell’altro ed aiutandoci a vicenda. In fondo è questo quel che conta: puntare lo sguardo verso lo stesso orizzonte, crederci insieme ed assaporare il momento.
D’altra parte la meta acquista più significato se considerata alla luce del viaggio intrapreso per raggiungerla.

“Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi lui passerà tutta la sua vita a credersi stupido.”
(Albert Einstein)
Eppure si potrebbe obiettare che hai trovato senza denti un senso dentro, un più equilibrato giudizio nell’analisi del tuo frangente lavorativo/sociale, tanto speciale l’impegno, quanto è reale e impellente la ricerca di una “normalità” per i piccoli che frequentano la comumunità. Allora la ricerca inutile del perfettibile può esser proficuamente sacrificata per il vantaggio di tutti, ad abbracciare una normalità, a compredere che ci sono frangenti dove non servono speciali, perchè partecipanti, siamo tutti speciali o meglio normali, come il più alto dei valori. Normali e partecipi. Il mare contiene tanti specie, qualcuno vola persino fuori dell’acqua, tutti vivono in simbiosi con il mondo che li circinda, una grande maggioranza di essi, vive in branco e l’essere tutti eguali e muoversi all’unisono è ciò che salvaguarda l’incolumità e il crrscere del singolo. Tutti demandiamo a qualcuno la chiave per sentirci speciali, non esiste premio se non arriva il riconoscimento dalle persone che dovrebbero farci sentire almeno normalmente amati. Quindi elogio alla normalità in contrapposizione al genio, consapevoli che tutti siamo umanamente speciali ed unici.
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