E’ di nuovo domenica, sono le 22: 34 qui a Santo Domingo e questo è l’unico momento della settimana in cui posso permettermi di far fluire i pensieri liberamente e di immergermi in essi, lasciandomi trascinare dalla loro corrente.
La prima settimana al progetta è stata intensa, mentirei se dicessi che è stato tutto facile, che ritrovarmi in una classe con più di 40 occhi curiosi ed indagatori puntati addosso sia stata una passeggiata o che cercar di trovare la parola giusta da dire o l’attività più adatta da proporre, per tenere occupati i bambini, sia stato semplice.
Non avevo idea di cosa mi sarebbe aspettato, mi son ritrovata immersa in una situazione che attendevo da mesi e come quando si affronta una situazione tanto attesa le aspettative padroneggiano la scena. Tante volte mi sono immaginata quelli sguardi, quei volti, altrettante mi son soffermata ad indovinare i nomi dei ragazzi e finalmente tutto ha acquisito concretezza, i colori e le immagini della mia testa hanno preso forma e si son materializzati davanti ai miei occhi.
Tante volte i miei colleghi di lavoro al progetto mi hanno ripetuto che questi bambini sono terribili, che mi avrebbero fatto dannare, che qualsiasi attività li avrebbe stancati dopo qualche prezioso secondo e che avrebbero spremuto le mie energie psicofisiche fino all’ultimo goccio. Così è stato!
Ognuna di queste profezie si è avverata e molti, troppi, sono stati i momenti in cui mi sono sentita a disagio e poco all’altezza della situazione. D’altronde non sono una professoressa e non ho una buona padronanza della lingua spagnola (considerando che qui in costa parlino in un modo ancor più complesso da comprendere); per cui, già nel mio paese sarebbe difficile intrattenere in un’aula 20 bambini provenienti da situazioni più o meno circoscrivibili nella norma, figuriamoci far la stessa cosa in un paese straniero con bambini di un progetto sociale.
Si sente ripetere spesso che i bambini son speciali e genuini e che basta guardarli negli occhi per comprendere il significato della parola purezza. Io sento di ribadire l’autenticità di questo concetto, sebbene i bambini del progetto “Soñando Por El Cambio” lo siano ancora di più: son più speciali, più autentici e più genuini.
I loro occhi parlano e dicono tante cose, c’è chi ti abbraccia, chi ti sorride, chi evita lo sguardo, chi ti sfida, chi ti offende, chi piange, chi corre, chi si picchia e tutti, ciascuno di loro, hanno una storia alle spalle che pesa e che influenza prepotentemente il loro modo d’essere e di comportarsi. Nelle loro peculiarità, però, vi è un fattore comune che tutti li comprende, come una ragnatela invisibile che racchiude nella sua morsa le piccole prede del suo creatore: il dolore, un dolore silenzioso e a tratti invisibile, un dolore che c’è, è vivo e che si manifesta attraverso i più svariati modi.
Siamo solo all’inizio e già questo dolore è entrato a far parte di me, a conoscere e a compenetrare il mio. E’ stata una settimana di forti tensioni, sia per la situazione complicata che esiste tra il personale del progetto, sia per la forte sensazione di esser naufragata in un mare che non conosco, senza una bussola per orientarmi e circondata solo da acqua, tanta acqua, in qualsiasi direzione io volga lo sguardo.
Sarà un anno tosto, questa è l’unica certezza, per il resto sto cercando di tener a mente il motivo principale per cui son qui e di non perderlo di vista: realizzare qualcosa di concretamente buono per questi bambini e ragazzi. Questa è un’altra certezza e farò di tutto per realizzarla, nonostante gli innumerevoli “nonostante”, i “se” ed i “ma”.
Avrò un anno per entrare nei loro cuori delicati in punta di piedi e per cercar di conquistare la loro fiducia senza tradirla, anche se probabilmente avverrà, pur non volendolo, come già troppe volte (purtroppo) è successo nelle loro brevi ma già intense esperienze di vita.
Perciò ho sfruttato questo fine settimana per mettere giù quattro righe ed iniziare una “planificación”delle attività da proporre per le settimane che verranno, “planificación” che sarà la mia bussola iniziale verso la ricerca di una scialuppa in quest’oceano agitato dove mi ritrovo, “planificación” che mi aiuterà a sentirmi un po’ più preparata, sebbene ci sia poco da pianificare quando si vive la spontaneità dell’incontro con l’altro.
“Non tutti possiamo fare grandi cose, ma possiamo fare piccole cose con grande amore.” (Madre Teresa di Calcutta)
Vivide parole e tantissima energia! Non potrai che dare amore con queste premesse! Buona settimana 🙂
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Grazie grazie davvero! Si dà il massimo che si può 💪
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,’C’è una voragine incolmabile fra il nostro modo di essere e la loro realtà, oltre un immaginario artefatto da cronache impietose, stereotipi di baraccopoli viste al telegiornale, prive di coscienza del chi ci viva, eppure, da qui questo, già solo questo, sembra cosa inaffrontabile con difficoltà insormontabili; tu che descrivi l’aver davanti questa piccola umanità già così provata e ferita nell’epoca della loro vita in cui dovrebbero esser spensierati, è inevitabile sentirsi inadeguati ma almeno tu sei lì a provarci, a far qualcosa. Parli del loro dolore, che si può solo immaginare consci del non comprendere qualcosa di troppo lontano, non pretendere di toglierlo loro, non fartene carico con questo fine, se riuscirai a far scordare loro anche solo per poco, per il tempo di immaginare altro sarà già un migliorare la loro vita. Non salverai nessuno dal dolore già provato. Energia del fare, realizza il possibile nonostante le difficoltà, karma positivo. qualcosa di buono, come sempre, lo riuscirai a fare. Neolaureata psicologa allo sbaraglio, dimmi, il casco bianco è realmente in dotazione? Sarà per quando non si sa dove si va sbattere la testa? Forza, coraggio, troverai in te potenzialità inaspettate, ribadisco credi nel fare.
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Si, sto iniziando a prender coscienza dei volti, delle storie, dei sogni di chi vive in quelle casupole, che sembrano costruite con quanto si riesce a rimediare.
Posso assicurarti che non è facile, ma allo stesso tempo inizio a prender consapevolezza di tante piccole cose, prima fra tutte dell’umanità che vi è dietro.
Son persone, semplicemente persone, che per qualche misterioso motivo sono state meno fortunate di noi ed, a maggior ragione, hanno tanto da insegnarci, fosse solo l’apprezzare le piccole cose, in fondo il senso è ridotto all’essenza.
I caschi per il momento non ci sono in dotazione, chissà, arriveranno prima o poi 😉
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